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| La copertina del libro |
Come nasce l'idea di Con gli occhi
dei familiari?
"L'idea di scrivere questo libro nasce dopo
aver pubblicato Psichiatria da protagonisti che è diventato ormai il
punto di riferimento per quanto concerne la partecipazione di utenti
e familiari all'interno dei Servizi di salute mentale. La grande
accoglienza che questo primo libro ha ricevuto ha fatto in modo che
molte famiglie si siano rivolte agli autori con molteplici richieste
di aiuto. Per sostenerle abbiamo creato per tutti i lettori due
gruppi di auto mutuo aiuto a livello nazionale, uno dedicato agli
utenti ed uno ai familiari. Ed è proprio dal gruppo Ama Familiari
che è nata l'idea di scrivere questo secondo libro.
Sappiamo bene
quanto il convivere con il disagio psichico di una persona cara sia
una delle esperienze umane più complesse e trasformative per un
familiare. Si tratta di un impegno di cura spesso invisibile che
tocca tutte le dimensioni della vita: emotiva, relazionale, pratica
ed esistenziale e questo libro dedicato proprio a loro intende
alleviare questa sofferenza restituendo fiducia in un futuro
migliore".
Cosa emerge dai racconti?
"Dai
17 racconti dei familiari inseriti (storie diverse per grado di
parentela, patologia affrontata,
ambientazione, stile di
scrittura, ma anche storie che si somigliano per le difficoltà del
ricoprire il ruolo di caregiver quando si ha a che fare con il
disagio psichico) emergono con grande forza i bisogni dei familiari.
Sono innanzitutto bisogni di tipo emotivo e psicologico. Pensiamo al
sostegno e all'ascolto da parte di professionisti e pari (altri
familiari), agli spazi sicuri per esprimere sentimenti ambivalenti
(rabbia, stanchezza, frustrazione, senso di colpa) senza essere
giudicati, al riconoscimento del proprio dolore, per non sentirsi
invisibili o trascurati dai servizi. Sono bisogni informativi e
formativi e qui ci riferiamo alla psicoeducazione per comprendere la
malattia, i sintomi, le terapie e il decorso, l'orientamento nei
servizi sanitari, sociali e legali come le pratiche per l'invalidità,
l'amministrazione di sostegno, le competenze per la gestione
quotidiana e la comunicazione con la persona malata. Altri bisogni
sono di equilibrio personale, come ritagliarsi del tempo e dello
spazio per sé per non annullare completamente la propria vita
personale, affettiva e lavorativa, cercare un sollievo temporaneo dal
carico di cura (respiro, pause, servizi di supporto domiciliare o
centri diurni), tutelare la propria salute fisica e mentale, spesso
trascurata. Ciò che emerge ancora sono bisogni sociali e di
appartenenza: la ricerca di reti di supporto sociale per non sentirsi
soli e isolati, il superamento dello stigma e della vergogna legata
alla malattia mentale, che spesso colpisce anche i familiari, la
partecipazione attiva in associazioni di familiari, per trovare un
senso e trasformare il dolore in impegno. Sono infine bisogni di
riconoscimento istituzionale: come il riconoscimento formale del
ruolo di caregiver da parte delle istituzioni, le misure di tutela
lavorativa, economica e previdenziale, ancora scarse in ambito
psichiatrico, il coinvolgimento reale nei percorsi di cura, come
partner attivi dei servizi”.
Il libro parla anche di percorsi e strumenti. Ci spiega meglio?
"Il rapporto tra familiare ed utente può essere caratterizzato da difficoltà di comunicazione o da un alto grado di emotività espressa. Ma il ruolo del familiare va senz'altro supportato e valorizzato. La famiglia è la sede principale delle relazioni affettive, la persona sofferente vi cerca un supporto materiale ed emotivo ed è spesso proprio il sostegno familiare a spronare la collaborazione del malato facilitando l'adesione ai trattamenti e rendendo maggiormente efficace il percorso terapeutico. Per questo nella prima parte di Con gli occhi dei familiari si delinea il percorso virtuoso proprio di ogni familiare, fatto di sofferenza, accettazione, conoscenza, convivenza con il disagio mentale e partecipazione all'interno di associazioni o Servizi di salute mentale. Nell’ultima parte del libro, invece, sono stati approfonditi alcuni strumenti della psicoeducazione e sono state suggerite ai familiari le azioni da compiere ed i comportamenti da evitare, al fine di renderli tutti delle importanti risorse nel percorso di recovery dei propri cari ed aprire alle famiglie coinvolte uno spiraglio di luce". (tratto da www.parliamoneinsieme.it).

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